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Il filosofo di questo capitolo.
     
Fdor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881). Nacque a Mosca e  mor
a  Pietroburgo. Nel periodo della sua nascita era ancora grande in
tutta   la  Russia  l'entusiasmo  per  la  vittoria  sull'invasore
Napoleone; le idee illuministe erano penetrate nell'esercito,  che
vittorioso   era  arrivato  fino  a  Parigi  (1814),   e   avevano
influenzato  nobili  e  ufficiali. Negli  anni  seguenti  nacquero
numerose  societ  segrete. Alla morte dello zar Alessandro  primo
(dicembre  1825),  scoppi una rivolta, chiamata dei  decabristi
dal  nome  del  mese.  I  capi  avevano  un   programma  pubblico:
abolizione della servit della gleba; uguaglianza dei cittadini di
fronte  alla  legge; riforma della giustizia;  istituzione  di  un
regime  rappresentativo. Essi avevano anche un programma  segreto:
eliminazione   dello   zarismo  e  della   monarchia   ereditaria,
soppressione   fisica  della  famiglia  imperiale   al   completo,
trasformazione totale dello stato russo e riforme nella  direzione
del socialismo. La reazione del nuovo zar Nicola primo fu dura: la
lotta  contro le idee rivoluzionarie, al centro del suo  programma
politico,  port  a una pesante censura e al controllo  poliziesco
sul  mondo  degli  intellettuali. Ci nonostante vi  erano  alcuni
circoli culturali che si mantenevano ben informati sulle idee  che
circolavano nelle universit europee e sul dibattito filosofico  e
politico.   Uno   di  questi  era  il  circolo  di  Petrasevskij,
egemonizzato  dal  filosofo socialista  V.  G.  Belinskij.  Fra  i
partecipanti  a quel circolo vi era anche il giovane  Dostoevskij.
Nel 1848, l'anno della grande rivoluzione europea, Nicola primo si
proclam paladino della reazione. In Russia la repressione si fece
pi pesante: nel 1849 la polizia chiuse il circolo Petrasevskij e
arrest i partecipanti, una ventina. Quasi tutti furono condannati
a   morte   per  impiccagione,  compreso  Dostoevskij,   scrittore
socialmente impegnato, che si era orientato poi verso  tematiche
pi  propriamente  psicologiche  (Il  sosia,  1846).  La  condanna
avrebbe dovuto essere un esempio, ma la grazia fu concessa subito.
Il  comandante della prigione volle per andare al di l dei  suoi
compiti specifici: i condannati furono condotti nel piazzale della
prigione,  dove erano gi pronte le forche, furono spogliati  fino
alla  cintola,  con quasi venti gradi sotto zero,  e  furono  loro
messi  i  cappucci sulla testa ed i cappi intorno al  collo;  solo
allora  ricevettero la notizia della grazia: la pena di morte  era
stata commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia, dove
fra  miseria, umiliazioni e sofferenze, Dostoevskij ebbe occasione
di  conoscere  direttamente  il popolo  russo  e  il  mondo  degli
emarginati. Allo scadere dei quattro anni fu mandato nell'esercito
come  soldato  semplice, ma la sua situazione risult  addirittura
peggiore  di prima. Ebbe l'occasione di sposarsi, ma il matrimonio
non  fu felice per il cattivo stato di salute della moglie, e  per
la  grande miseria in cui entrambi erano costretti a vivere.  Alla
morte di Nicola primo (1855) sal al trono Alessandro secondo,  lo
zar  riformatore.  Dopo  il forzato arruolamento  nell'esercito,
Dostoevskij  ebbe  l'autorizzazione  a  tornare  in  Russia  dalla
Siberia nel 1859, proprio mentre iniziava il grande periodo  delle
riforme; egli era un uomo profondamente cambiato, e anche  le  sue
idee  erano mutate radicalmente: era diventato un assiduo  lettore
dei  Vangeli  e  un innamorato di Cristo; aveva  posto  l'uomo  al
centro  delle  sue riflessioni, e stava elaborando un'antropologia
originale, profondamente anti-idealista, incentrata sulla  libert
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male. Era maturata in lui la forte vocazione filosofica. Poco dopo
il  suo  arrivo in Russia, dovette fuggire all'estero per  debiti.
Cos  venne  a  visitare l'Europa, su cui aveva gi  maturato  una
capacit di giudizio molto personale, come dimostra l'opera minore
Note   invernali   su   impressioni  estive.   Nel   1862   visit
l'Esposizione  Universale di Londra, rimanendo molto  colpito  dal
famoso  Palazzo  di cristallo. Nel 1867 si rec  a  Ginevra  per
assistere  al  Convegno  Internazionale  per  la  Pace,   promosso
dall'Internazionale  Socialista e presieduto  da  Garibaldi.  Egli
rimase   particolarmente  impressionato  dalle  dichiarazioni   di
ateismo militante dei partecipanti al convegno. La passione per il
gioco  e  la relazione con Apollinarija Suslova gli ispirarono  il
romanzo Il giocatore; con lei e con i soldi vinti al gioco venne a
visitare  l'Italia, da cui fugg precipitosamente quando  i  soldi
furono  finiti.  Intanto maturavano i suoi capolavori:  Delitto  e
castigo,  che  lo rese famoso anche all'estero,  poi  I  demoni  e
L'idiota.  Rimasto  vedovo nel 1864, nel  1868  aveva  sposato  in
seconde  nozze  la stenografa Anna Snitkin, dalla quale  ebbe  tre
figli.  Dal 1873 egli cerc di mantenere un rapporto costante  con
il  pubblico,  curando  Il  diario  di  uno  scrittore,  che  usc
periodicamente  fino  alla  sua morte.  Degli  ultimi  anni    da
ricordare  anche l'amicizia con il giovane V. Solov'v, una  delle
pi  grandi  menti  filosofiche della storia della  Russia,  e  la
visita che fece con lui al monastero di Optina Pustyn', importante
centro  di  spiritualit  ortodossa. L'incontro  con  gli  startsi
(guide  spirituali) di quel monastero influenz le  sue  idee  sul
cristianesimo,  l'ortodossia  e la Russia  e  gli  suggerirono  la
famosa  figura  dello starets Zosima, un personaggio  fondamentale
del  suo  capolavoro  I  fratelli Karamazov,  un  grande  romanzo
filosofico-religioso, come egli stesso lo defin, pubblicato  nel
1880.  Sempre  nel 1880 la sua teoria sul messianismo  russo  (il
popolo  russo solo pu salvare il cristianesimo e attuare la  pace
mondiale),  presentata da A. S. Puskin  in  un  discorso  tenuto
all'Universit di Mosca, gli frutt una notevole popolarit.  Mor
l'anno seguente per enfisema polmonare.
